Poche parole ma intense, di quelle che sgorgano direttamente dal cuore. Così il Sutrio (perchè Franco la squa squdra la chiamava così) ha voluto salutare il sua grandissimo Presidente.

1Quando se ne va un persona come Franco Quaglia è difficile trovare parole di commiato, i ricordi si affollano nella mente e vorresti riportarli tutti, perché ognuno ha dentro lo spirito, l’umanità, la passione di chi per tanti anni ha contribuito alla crescita sportiva e associativa dei Mobilieri Sutrio.Con la morte di Franco se ne va un pezzo della nostra storia, perché lui, con il suo sorriso accattivante, il suo modo di fare generoso e cordiale ha VISSUTO gli anni d’oro dei Mobilieri e quel vissuto in lettere maiuscole non è un refuso, ma un modo per sottolineare il suo modo di vedere le cose. Per lui non era la squadra, era una famiglia che si aggiungeva e si intrinsecava a quella che aveva già a casa con la moglie Rosalda e i figli Elena, Roberta e Attilio, che stringiamo in un forte abbraccio. Lo dimostra il fatto che nel suo bar accanto alle foto di famiglia (poche) ce ne sono tante di giocatori, della squadra, coppe, trofei, gagliardetti e ad ognuno Franco legava un aneddoto, un ricordo particolare. Il nostro storico presidente, pago di vittorie e successi, ma soprattutto soddisfatto da tutti i risultati umani che negli anni i suoi “Mobilieri “ hanno ottenuto, ha saputo sostenerci anche negli ultimi campionati quando la posizione in classifica lasciava un po’ a desiderare e anche se le sue condizioni di salute non gli permettevano più di venire a vederci al campo sportivo non ha mai smesso di seguirci.
Ora Caro Presidente, che con immenso dispiacere dobbiamo salutarti, siamo certi che il tuo ricordo rimarrà per sempre nei nostri cuori e in quello dei tanti che hanno avuto modo di conoscerti di apprezzarti. Siamo certi anche che dove sei ora, ritroverai sicuramente la compagnia di quelli che lì ti hanno preceduto: Picoio, Agnul, il Vel, Sergio e tanti altri e che assieme a loro porterai sempre “ la maglia gialla e maggiolino al petto”.

 

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